DI MARTINO     

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TESSUTO ANTIMACCHIA E TESSUTO IDROREPELLENTE SONO LA STESSA COSA?

Pubblicato il 17 luglio 2019 alle 11.35

In questi ultimi anni l’industria di produzione dei divani ha visto un aumento importante di proposte relative ai tessuti antimacchia. Sono sempre più richiesti dai consumatori proprio perché pratici. Ricordiamo che un tessuto antimacchia presenta particolari caratteristiche tecniche che spesso variano all’insaputa del consumatore.

Non tutti i tessuti antimacchia sono uguali!

Il vero tessuto antimacchia subisce una trasformazione a livello di filato, prima ancora di filare il tessuto. Con l’ausilio di speciali nanotecnologie inserite al filato stesso, esso diventa olio e idrorepellente, cioè respinge le macchie di acqua e unto anche dopo ore di stagnazione.

Altri tessuti invece subiscono una trasformazione a tessuto finito, cioè quando il filato è già stato lavorato. Sono trattati con delle finiture superficiali, che possiamo dire vengono “spalmate” sopra il tessuto. In questo caso possiamo dire che il tessuto è idrorepellente, ma non antimacchia.

Infatti questi trattamenti superficiali sono garantiti solo per alcuni lavaggi del tessuto, dopodiché esso perde il potere di repellenza, diventando un comune tessuto in poliestere o di fibra sintetica.

Perché è importante arieggiare gli ambienti

Pubblicato il 14 luglio 2019 alle 00.30

Arieggiare agli ambienti è l'unico modo per rinnovare il microclima e combattere l'inquinamento indoor.

 

!Il microclima interno, è influenzato e dai ricambi d’aria (fondamentali per ridurre le percentuali di CO2 e di umidità relativa), ma incidono sul consumo energetico della casa. È necessario quindi rinnovare l’aria, facendo arieggiare gli ambienti, senza disperdere energia. Vediamo come si può.

Garantire il ricambio controllato dell’aria interna. I sistemi per arieggiare sono principalmente TRE

per effetto naturale, attraverso l’apertura delle finestre.

con scambi d’aria che avvengono mediante moti naturali (effetto camino).

attraverso la ventilazione artificiale (ventilazione meccanica controllata ).


1. Aprire le finestre, fare “corrente” (semplice da attuare) Per assicurarsi la presenza d’aria fresca negli ambienti interni basta arieggiare i locali: un ricambio, permette infatti di evacuare l’aria viziata, ricca di vapore e di anidride carbonica, cercando di non disperdere, nello stesso tempo, notevoli quantitativi di calore. Lo scambio d’aria tra interno ed esterno e i fenomeni ad esso correlati, quali il trasporto di calore, di umidità e di sostanze inquinanti, rappresentano un fenomeno complesso, nel quale entrano in gioco le forze motrici: pressione del vento e differenze di temperatura, permeabilità all’aria, comportamento dei materiali da costruzione, ovvero la loro traspirabilità, e dell’utente.


Ma calandoci nella quotidianità, interessa sapere che per rinnovare l’aria con efficacia nelle stanze e senza disperdere calore (o fresco quando è estate) è sufficiente arieggiaretenendo aperte tutte le finestre per 3/4 minuti, in modo che nella casa si crei “corrente d’aria”, preferibilmente nelle ore in cui l’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) non è in funzione, per esempio al mattino presto. Questo metodo equivale all’incirca all’apertura parziale delle finestre per tre ore consecutive (e le dispersioni sarebbe davvero molto onerose). Arieggiare creando corrente, invece, permette di sfruttare i moti convettivi dell’aria: quando due masse d’aria hanno temperature differenti, anche le loro densità e pressioni sono diverse e questo dà origine a un movimento dell’aria dalla zona a più alta densità, ovvero la più fredda, verso quella a densità più bassa, la più calda.

Esistono serramenti evoluti” che permettono di arieggiare: integrano già un sistema per la ventilazione costante e non richiedono l’installazione di un impianto o altro.

Ve ne sono di diversi tipi, secondo la tecnologia utilizzata e il produttore.

Arieggiare con facilità. Esiste una vetrocamera con tripla lastra che prevede un elemento schermante nell’intercapedine esterna e la possibilità di ventilare meccanicamente la camera interna tramite una ventola tangenziale. Inseribile in telai tradizionali senza apportarvi alcuna modifica,

• con la ventola motorizzata (gestita da sensori) l’aria interna viene prelevata dalla parte inferiore e immessa nella camera ventilata (fra vetro e tenda); qui sospinge quella riscaldata dall’irraggiamento solare che, alla sua massima temperatura, viene espulsa dalla ventola. In estate l’aria sarà espulsa direttamente all’esterno dell’edificio, in inverno verrà reimmessa nell’ambiente, e così si risparmia sull’utilizzo della climatizzazione.

• In caso di mancanza di irraggiamento solare il sistema si arresta, ma può essere riattivato come ricambio aria.

2. Arieggiare grazie all’effetto camino (dipende dalla struttura della casa)

Il camino presta il nome a un fenomeno noto nell’architettura bioclimatica come “effetto camino”, connesso alla ventilazione naturale di un edificio e alla possibilità di arieggiaregli ambienti. Alcune parti di esso (il vano scala, la canna fumaria, i lucernari in copertura) si prestano a essere progettate e realizzate in modo tale da assimilare il proprio comportamento a grandi camini.

Innescano cioè moti convettivi e ascensionali dell’aria, dovuti alle differenze di temperatura e pressione che si riscontrano ad altezze differenti: l’aria riscaldata si dilata proporzionalmente all’incremento della temperatura, con conseguente diminuzione del peso specifico e aumento della sua tendenza a orientarsi verso l’alto (salire).

In alcuni casi, se la struttura della casa lo permette, si possono ricreare queste condizioni anche con una ristrutturazione.


3. Metodo meccanico per arieggiare (con un impianto che si può aggiungere)

In tema di risparmio energetico sono stati sviluppati sistemi di ventilazione meccanica controllata che permettono di arieggiare senza aprire le finestre: estraggono l’aria esausta dagli ambienti, ne recuperano il calore e lo cedono all’aria di rinnovo prelevata dall’esterno e immessa indoor.

Tali sistemi sono oggi indispensabili negli edifici e nelle unità immobiliari appartenenti alle classi più performanti della classificazione energetica. Nelle costruzioni di nuova generazione, con l’involucro superprotetto, è spesso grazie a questi sistemi che viene garantito il rinnovo d’aria richiesto dalla legge. Un metodo diverso per arieggiare.

Grazie al recupero del calore dell’aria dismessa, si riduce il dispendio energetico (ed economico) necessario a ripristinare le condizioni di comfort dell’aria di rinnovo. La ventilazione meccanica controllata si pone come una valida soluzione non soltanto dal punto di vista energetico, ma anche per la concentrazione di inquinanti nell’aria, poiché fornisce in modo costante aria pulita ai locali, diluendo e rimuovendo gli inquinanti, creando le condizioni per un ambiente sano e confortevole.

Integrato con la struttura edilizia – esistente o di nuova costruzione – forma un unico sistema edificio-impianto, quasi del tutto invisibile all’occhio, ma estremamente flessibile alle condizioni degli ambienti e alle attività che vi si svolgono.






Come pulire acciaio con metodi fai da te

Pubblicato il 04 maggio 2019 alle 10.20

L’acciaio inox è una lega molto resistente alle macchie e all’usura; per questo motivo viene utilizzato in ambienti esterni che interni. Lavelli, piano cottura, pentole, rubinetti, posate, ecc possono opacizzarsi, macchiarsi e incrostarsi e, di conseguenza, compromettere l’estetica dell’acciaio. Per fortuna, nella maggior parte dei casi esiste una soluzione facile, veloce, economica e soprattutto ecologica. In questa pagina tratteremo nello specifico come:

Pulire acciaio inox e acciaio satinato macchiato o ossidato con rimedi naturali

Eliminare le macchie di calcare, bruciato sulle superfici in acciaio

Rimuovere la ruggine o le incrostazioni più ostinate sulle superfici in acciaio

Come pulire acciaio in modo naturale

 

L’acciaio richiede manutenzione e pulizia costante. Contro l’acciaio ossidato, macchiato, incrostato, annerito, bruciato… possiamo ricorrere a sostanze naturali facilmente reperibili in casa. E’ il caso dell’aceto, del limone, del bicarbonato di sodio.

Otterremo gli stessi risultati dei prodotti industriali e il nostro acciaio tornerà come nuovo. Questi prodotti rispetteranno anche la pelle delle nostre mani. Non inquinano dato che non sono chimici inoltre ci fanno risparmiare poiché più economici dei detersivi del supermercato.

Come pulire acciaio opacizzato con l’aceto

 

L’aceto è una sostanza particolarmente indicata per ridare lucentezza all’acciaio macchiato e opacizzato. Basta inumidire una spugnetta con l’aceto e passarla su tutta la superficie da trattare. Risciacquare poi con acqua tiepida e asciugare bene, per evitare la formazione di nuove macchie. Con l’aceto possiamo per esempio pulire:

Pentole

Posate

Piano cottura

Cappa

Rubinetti

Lavello, ecc.

NOTA BENE: assicurati che il panno non sia troppo imbevuto, altrimenti si formeranno degli aloni. Per evitarlo, strofina con una parte asciutta dello strofinaccio o direttamente con uno nuovo.

Come rimuovere il calcare dall’acciaio con il limone

 

Grazie al suo elevato contenuto di acido citrico, il succo di limone è un prezioso alleato nella pulizia dell’acciaio. E’ particolarmente indicato per rimuovere le tracce d’acqua e calcare su:

Rubinetteria

Lavello

Interno delle pentole

Superfici esterne

Basta passare sulla superficie da pulire una spugnetta intrisa con il succo di limone diluito con acqua, o puro in caso di calcare particolarmente abbondante e resistente. In alternativa puoi strofinare sull’acciaio l’interno di un limone già spremuto. Il risultato sarà altrettanto efficace. Ricorda, il limone è un ottimo anticalcare naturale

Come pulire acciaio incrostato con il bicarbonato

 

Se devi pulire le pentole incrostate o il piano cottura in acciaio molto incrostato di macchie di unto e di bruciato basta realizzare un detergente fai da te disincrostante per l’acciaio inox.

Cosa ti occorre

250 ml di acqua tiepida

3 cucchiai di bicarbonato di sodio

Un cucchiaio detersivo per piatti

Spugnetta

1 limone

Come procedere

Mescola per bene il bicarbonato, il detersivo e l’acqua in una terrina fino a ottenere un composto omogeneo

Premi il limone sui punti maggiormente incrostati e lascia agire per 5 minuti

Con l’aiuto della spugnetta, passa il composto su tutta la zona da trattare facendo una leggera pressione. Se si tratta di acciaio satinato, passa la spugnetta prima nel verso opposto alla satinatura poi nel suo verso. Durante questa operazione fai una leggera pressione.

Questo composto ammorbidirà subito le incrostazioni e sarà molto più semplice eliminarle. Inoltre non correrai il rischio di rigare o graffiare irrimediabilmente la superficie in acciaio.

Come lucidare acciaio

 

In commercio troviamo tanti prodotti efficaci per la lucidatura dell’acciaio, ma tieni presente che alla lunga il loro impiego può risultare troppo aggressivo e rendere le superfici in acciaio opache. Per lucidare l’acciaio puoi ricorrere all’olio d’oliva.

Basta spalmare qualche goccia di olio su un panno morbido e pulito e strofinare su tutta la superficie. Non sporcherà l’acciaio, bensì lo renderà lucidissimo.

Se non ami i rimedi fai da te

 

Non sempre i prodotti presenti sul mercato si rivelano efficaci. Spesso succede di rimanere insoddisfatti di un detergente che sembrava fare miracoli a detta del commerciante. Posso consigliarvi un prodotto che davvero si rivela efficace contro le macchie e le incrostazioni più ostinate sull’acciaio.

Il prodotto in questione è la “Pasta Franke”. Lo consiglio perchè l’ho provato e l’ho riscontrato facile da utilizzare.

Basta versarne un po’ su un panno umido, strofinare delicatamente sulla superficie. Poi, risciacquare con acqua e lucidare con un panno asciutto. In genere lo uso quando l’acciaio è davvero incrostato; in particolare pentole e fornelli incrostati o bruciati!



Cosa serve e quali vantaggi ha il forno combinato a vapore? Ecco alcuni esempi per utilizzarlo!

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 11.30

Innanzitutto è utile differenziare il concetto di cottura a vapore dalla cottura con aggiunta di umidità, infatti mentre nel primo caso il vano del forno è saturo di vapore e dunque l’alimento viene lessato, nel secondo caso si tratta di aggiungere una percentuale variabile di umidità al calore secco, ossia alla funzione più classica, per intenderci.

Alcune marche di elettrodomestici hanno trasferito,nel settore domestico la loro esperienza maturata in cucine professionali adattando le funzioni e racchiudendoli in forni combinati a vapore,un prodotto unico che accontenta tutti perché oltre ad essere combinati a vapore e abbinare aria calda e umidità, funzionano anche come forni tradizionali o solo a vapore!

Vediamo qualche utilizzo principale:

Lasagne e timballi: croccanti e filanti grazie al vapore

 

Che la lasagna venisse bene anche alle nostre nonne è un dato di fatto. E’ pur vero che avvalendosi di una piccola percentuale di umidità durante la cottura sarà più semplice per chiunque sfornare teglie fumanti, croccanti e filanti! Sapete il perché? Il cuore della pietanza verrà continuamente ‘idratato’ dal tocco di vapore, mentre fuori sarà agevolata la doratura proprio grazie all’azione del calore.

Il pesce fresco: l’acqua vien dal mare…

 

Per cucinare il pesce un metodo diffuso per mantenerlo tenero e sugoso è quello di avvolgerlo in un foglio di alluminio oppure chiudere la pirofila con la pellicola. Ma non basta! Solo grazie a un’elevata aggiunta di umidità si evita che evapori la saporita acqua naturalmente contenuta nella polpa, che poi è la chiave della bontà finale del piatto.

Verdure lessate o gratinate?

 

La scelta è semplice; se si vogliono verdure lessate in maniera delicata evitando la dispersione di sali minerali, oligoelementi e proprietà nutrizionali (come accade nella cottura a immersione), è sufficiente sistemarle sulla teglia infornare con la funzione a vapore et voilà: lesse sì, ma super gustose. Al contrario se si prepara un gratin di patate meglio la cottura combinata con aggiunta di umidità del forno l’aria calda pensa alla gratinatura e il vapore alle patate, mica male!

Soufflé e dolci lievitati: mica vorrai aprire il forno?

 

Una delle prime cose che si impara in cucina da bambini è quella di non aprire il forno se dentro c’è una torta! Con il forno giusto questo dubbio amletico ‘apro o non apro’, non sarà più un problema perché penserà lui a coccolare il vostro dessert attraverso una dose di umidità attentamente scelta in base alla ricetta che agevolerà la lievitazione, eviterà di asciugare l’interno o far bruciacchiare la superficie.

Pizze e focacce sì, ma con gli alveoli!

 

Alcuni lo sanno già, perché un impasto possa definirsi ben riuscito servono alcuni (indispensabili) accorgimenti. Primo fra tutti la lievitazione. Con unforno all’avanguardia è possibile far lievitare l’impasto direttamente nel vano cottura con un apposito programma che sceglie temperatura e percentuale di umidità e li mantiene costanti per uno sviluppo ottimale della pasta.

Fragranti come dal fornaio nel forno combinato a vapore

 

Dopo la lievitazione gli impasti vanno anche cotti! Anche in questo caso esiste un programma preimpostato che sceglie la corretta modalità di cottura per pizze e focacce e la percentuale di umidità più idonea che agevola il rigonfiamento dell’impasto. Una volta sfornate saranno soffici e ‘bucherellate’ dentro (alveoli) e belle croccanti fuori.

Budini e crème brulée sì, ma che noia il bagnomaria!

 

E’ vero, il metodo di cottura in forno a bagnomaria non è molto pratico anche perché se l’acqua nella teglia comincia a bollire addio risultato! Con il forno combinato a vapore invece non serve far nulla. Si infornano gli stampini e con il programma giusto il risultato sarà semplicemente straordinario: in questo caso verrà immesso vapore a 85°C; temperatura di ‘comfort’ perché pastorizza le uova ma non le strapazza!

Sottovuoto che innovazione!

 

Diciamocelo, la cucina casalinga è da sempre la più amata dagli italiani ma questo non significa che non si possano imparare metodi di cottura nuovi e utilissimi!Ad esempio la cottura sottovuoto: si sigilla l’alimento nell’apposito sacchetto, si inforna con il programma corretto (tranquilli ci pensa il forno) e ci si gode un risultato sorprendente nel sapore e nella consistenza. Per esempio per il filetto di salmone che è estremamente delicato la cottura avverrà a 75°C, in pratica come una carezza. Invece per la crema inglese sottovuoto la temperatura scelta dal forno sarà di circa 82°C. Certo che avete capito bene e viene pure squisita! Ah! La cottura sottovuoto è l’ideale anche per cucinare i gamberi.

 

Grazie al forno che combina aria calda a una percentuale di umiditàpotrete riscaldare ogni tipo di alimento senza seccarlo né disidratarlo, in pratica diventerà come nuovo!

Se a tutto ciò aggiungiamo che:

 

In cottura non servirà più aprire continuamente il forno per aggiungere liquidi all’arrosto o controllare che non secchi la lasagna, con un conseguente risparmio energetico notevole.

I tempi di cottura si accorceranno perché il vapore ha un calore più penetrante e arriva prima al cuore dell’alimento.

I programmi preimpostati aiutano a usare questa tecnica di cotturaancora poco conosciuta.

Perché non farlo diventare anche il tuo ingrediente migliore??

Errate opinioni sui piani cottura ad induzione:analizziamole insieme.

Pubblicato il 20 marzo 2019 alle 07.05

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Errate opinioni sui piani cottura ad induzione:analizziamole insieme.

ARREDAMENTI DI MARTIINO·MARTEDÌ 19 MARZO 20191 lettura

Mi dicono che il contatore da 3 KW non è sufficente.Giusto??

.Sicuramente il problema si presentava con i primi prodotti presentati sul mercato,oggi riusciamo a preparare pietanze con quattro zone cotture completamente accese senza superare . 2.5 kw sui 3.3 a disposizione.La corrente che restera’ sara sufficente per frigo,tv,e luce.Se poi scegliamo un prodotto dotato di controllo e gestione della potenza esso preleva la giusta corrente a disposizione senza che il contatore salti

Dovro’ cambiare tutte le mie pentole e tegami?

In commercio ne esistono infiniti tipi a prezzi accessibilissimi,senza contare che in casa potremmo averne gia qualcuna senza che ne siamo al corrente.Se non vediamo il simbolo dell’induzione possiamo fare noi stessi una prova con una semplice calamita sul fondo della pentola,se la calamita resta attaccata alla pentola e sicuramente idonea per la cottura a induzione.

 

Creano dei campi elettromagnetici pericolosi?

In ogni casa siamo soggetti “senza saperlo” a campi elettromagnetici di varia entita’,cellulari.tv,forni a microonde wifi ecc....I recentissimi piani ad induzione emettono campi magnetici 90/100 inferiori del campo magnetico della terra.Per cui non dobbiamo avere paura.

Attenzione la mancanza di combustione(la fiamma per intenderci) azzera totalmente le emissioni di CO2 inoltre non abbiamo piu la presenza di Gas nell’ambiente cucina.Piu sicuri di COSI....



COME REALIZZARE TAGLI DI LUCE NEL CARTONGESSO CON I LED

Pubblicato il 01 marzo 2019 alle 10.30

La prima variante di taglio di luce da cartongesso è sicuramente quella a soffitto diretta. Si tratta di una di quelle più utilizzata e prevede il posizionamento di una struttura metallica in superficie o arretrata all’interno della quale viene posizionata una strip led. Questo tipo di taglio è ideale se si desidera realizzare una vera e propria linea di luce continua che sfrutti appieno la luminosità della striscia led stessa e permetta di raggiungere il pavimento del tuo ambiente.

Una seconda variante che puoi realizzare è quella a luce indiretta. Si tratta di una soluzione che prevede l’installazione di una struttura metallica con una superficie curva sul cui fondo viene posizionata una strip led. Questo tipo di taglio di luce è quello più utilizzato sul perimetro di una stanza e permette di creare vere e proprie tende di luce verticali molto eleganti e discrete. Questo tipo di struttura può essere posizionato sul perimetro sia a soffitto che a parete. Quando si sceglie questa ultima soluzione si può perfino pensare di posizionare la fonte luminosa a poche decine di centimetri da terra.

Qualora non ci sia la possibilità di posizionare la struttura a profili metallico incassata nel cartongesso a causa della presenza dell’impianto di condizionamento o di elementi elettrici già posizionati in precedenza. In questo caso si può optare per una soluzione di superficie, che prevede il montaggio di un profilo a parete con emissione luminosa singola o doppia.

Dove impiegare i tagli di luce nel controsoffitto

Le soluzioni applicabili dei tagli di luce sono davvero molteplici e la miniaturizzazione legata alle dimensioni di un Led ha permesso in questi anni di offrire la possibilità di creare diversi scenari di luce. Si può per esempio utilizzare la soluzione diretta per illuminare un ambiente in senso generale, facendo naturalmente attenzione non solo alla quantità di flusso luminoso ma anche al tipo di distribuzione della luce legato alle ottiche secondarie di un Led.

 

Si può impiegare la soluzione indiretta per illuminare corridoi, camere o aree di passaggio. In questo caso si dovrà fare particolare attenzione alla distanza che il taglio di luce dovrà avere rispetto alla parete di perimetro dell’ambiente e alla profondità di incasso della striscia led che si impiegherà. Una striscia troppo in superficie potrebbe creare sgradevoli effetti visivi legati all’effetto puntiforme del Led.

La soluzione di superficie è senza dubbio la soluzione più adottata, perchè fornisce una linea di luce continua, performante e soprattutto una soluzione anche in quei casi dove è stato predisposto un unico punto luce in tratti di spazio molto lunghi.

Alcune variabili importanti da tenere in considerazione sono sicuramente la qualità del materiale impiegato come struttura da incasso. La dissipazione di calore è uno degli elementi più trascurati quando si pensa ad una striscia a Led ed invece spesso fa la differenza in termini di efficienza e durata. Per cui adottate sempre materiale di qualità.




FORNO ELETTRICO O A GAS?

Pubblicato il 06 febbraio 2019 alle 10.50

Il forno è un elettrodomestico d’obbligo in una cucina che si rispetti, per questo motivo è importante scegliere la tipologia che più si adatta alle proprie esigenze. Per farlo è necessario conoscerne il funzionamento, ma anche vantaggi e svantaggi.


Forno a gas, funzionamento

 

Il forno a gas funziona con un bruciatore collocato nella parte bassa dell’elemento, cui trasmette il calore, che poi viene distribuito nella camera del forno per irraggiamento (i cibi sono “esposti” al calore che si propaga dalle pareti del forno o dalla serpentina del grill) e per convezione (l’aria calda si scalda e tende a salire, sfiorando i cibi con un passaggio di calore continuo). Dopo l’accensione del forno, il bruciatore funziona alla massima potenza fino a quando non raggiunge la temperatura impostata e poi passa al minimo, producendo solo calore di mantenimento.

Forno a gas, vantaggi e svantaggi

 

L’economicità, la semplicità d’uso e la velocità nel raggiungere le alte temperature sono sicuramente dei punti di forza del forno a gas, tuttavia il fatto di avere il bruciatore che ogni tanto va al massimo e ogni tanto al minimo comporta delle difficoltà nella corretta gestione delle cotture. In questo modo, infatti, il forno tende a seccare o bruciacchiare alcuni punti e a far perdere velocemente l’umidità ai cibi in cottura. In generale, si può dire che il forno a gas è ideale per la cottura della pizza e simili (che richiedono temperature superiori ai 220°C), mentre per le altre preparazioni come dolci lievitati, torte, biscotti, ma anche soufflé e bignè è preferibile il forno elettrico.

Per ovviare al problema dell’oscillazione della temperatura si può procedere in questo modo:

Si accende il forno portando la manopola alla temperatura desiderata e si lascia riscaldare fino a quando il bruciatore non passa alla fiamma bassa di mantenimento (sono necessari circa 15-20 minuti). Solo a questo punto s’inforna a mezza altezza e si abbassa leggermente la temperatura per evitare che il bruciatore si riaccenda alla massima potenza. Se si sente che la fiamma riparte al massimo, si abbassa ancora un po’ la temperatura.

Forno elettrico, funzionamento

 

I forni elettrici possono essere suddivisi in due grandi categorie: tradizionali e multifunzione. Il forno elettrico tradizionale è provvisto di resistenze elettriche, una inferiore e una superiore, che surriscaldandosi cuociono i cibi per irraggiamento. Inoltre, è dotato di un grill che serve alla doratura degli alimenti. Il forno elettrico multifunzione, oltre alle resistenze elettriche e al grill, è dotato anche di una particolare ventola che fa circolare l’aria calda diffondendo il calore in modo uniforme in ogni punto del forno. Gli alimenti, perciò, si cuociono per convezione.

Nel forno statico la cottura è più lenta e meno uniforme ed è indicato per tutte lepreparazioni che contengono il lievito (sia dolci che salate) come pane, pizza, torte, pan di spagna, ecc., che risulteranno asciutte e cotte anche all’interno. La cottura ventilata, essendo più veloce e omogenea, rende i cibi croccanti fuori, ma morbidi all’interno ed è perfetta per carni, arrosto, pollo, pesce, verdure, pasta al forno, crostate e biscotti. Infine, non bisogna dimenticare che i tempi di cottura sono leggermente inferiori rispetto al forno statico. Tra i due forni, infatti, c’è anche una piccola differenza di calore (20-25°C), 160°C di forno ventilato, ad esempio, equivalgono a circa 180°C di forno statico.

Forno elettrico, vantaggi e svantaggi

 

Il forno elettrico ha dalla sua molti punti forza. Oltre ad essere semplicissimo nell’utilizzo, è versatile, mantiene meglio l’umidità dei cibi e la regolazione della temperatura è più accurata e uniforme. Tuttavia il costo di gestione è più elevato rispetto al forno al gas.

Il futuro vedrà comunque vincitore l’elettrico perché proprio in questo campo che si stanno facendo le ricerche più all’avanguardia per forni elettrici sempre più intelligenti e meno impattanti su consumi e inquinamento.



Top cucina: la guida completa ai materiali!

Pubblicato il 28 gennaio 2019 alle 04.20

Il top cucina rappresenta un componente imprescindibile. Si tratta di un elemento con cui abbiamo a che fare ogni giorno, dalla preparazione di una semplice colazione alle cene più importanti.

Chiamato anche “piano cucina”, ormai è famoso come “top”, derivante dal gergo dei produttori di cucine. Questo indica appunto la parte più alta della cucina, che viene adibita a piano di lavoro.

Top cucina: estetica o funzionalità? La battaglia infinita.

 

Sempre in bilico tra una scelta orientata all’estetica o alla funzionalità, il percorso corretto per la scelta del piano di lavoro che fa al tuo caso, dovrebbe tenere in considerazione sia le tue abitudini di utilizzo della cucina che lo stile e l’identità con cui vuoi personalizzarla.

Meglio un piano di lavoro in materiale pregiato, bello esteticamente ma soggetto a manutenzione, o un piano leggermente più economico dove potrai cucinare senza avere pensieri?

Scegliere il giusto top cucina: usura e materiali utilizzati.

 

Il piano di lavoro è uno dei componenti fondamentali di una cucina e, probabilmente, quello con maggiore rischio di logoramento.

Durante la scelta ricordati sempre che verrà costantemente sottoposto a sollecitazioni.


Ad esempio, verrà spesso a contatto con numerosi agenti corrosivi (basti pensare all’aceto o al semplice sale), con le lame dei coltelli e con le alte temperature che potrebbero danneggiarlo velocemente.

Top cucina: quale materiale scegliere?

 

Nella scelta dei materiali, la tecnologia entra in gioco come protagonista assoluta.

Vediamo quali sono i materiali maggiormente utilizzati e le loro caratteristiche.

1. LAMINATO ABS.

 

In cima alle preferenze degli italiani per quanto riguarda il top delle cucine c’è il laminato ABS. Un materiale che unisce un ottimo prezzo a interessanti caratteristiche.

Proposta estremamente versatile che si adatta a ogni tipologia di cucina: la scelta migliore sia per funzionalità, sia per estetica.

Il laminato ABS ha maggiore resistenza agli urti frontali rispetto al laminato postformato e regala grande potere di scelta grazie all’ampia gamma di colori e le tre diverse altezze.

Oltre alle numerose finiture, l’altezza a 2 cm (4 e 6 cm le alternative) è una soluzione molto particolare, ideale se abbinata al sistema di apertura ante a gola.

Il bordo perfettamente squadrato è la caratteristica principale che aumenta il fascino del top più utilizzato nelle cucine degli italiani


2. LAMINATO POSTFORMATO.

 

Fino a qualche anno fa era il top più utilizzato nelle cucine degli italiani.�� Composto da un pannello in particelle di legno, materiale economico che in questo caso non è assolutamente sinonimo di bassa qualità.

Oltre al prezzo, uno dei principali vantaggi del laminato postformato è la vastissima offerta di colori a disposizione: la scelta spazia infatti dalle tinte più classiche e tradizionali alle finiture innovative e particolari che generano effetti materici, che riproducono, sia alla vista sia al tatto, materiali come pietre e legni.

Altra importante caratteristica da non trascurare è la praticità: facilità d’uso legata all’elevata resistenza ai graffi soprattutto nelle finiture materiche e alla facilità di rimozione delle macchie, un pericolo sempre vivo in cucina.

Di contro il principale limite tecnico di questo tipo di top è rappresentato dalla sensibilità al calore: è sconsigliabile appoggiare sul laminato postformato pentole o padelle appena tolte dal piano cottura, per non rovinare la bellezza del top.


3. LAMINATO STRATIFICATO HPL.

 

L’evoluzione del laminato postformato ha portato alla creazione di un laminato stratificato HPL, top formato da strati di resina termoindurente.

Questo tipo di top eredita tutte le qualità tecniche del laminato postformato, ottimizzando ulteriormente il valore, introducendo nuove, interessanti e funzionali caratteristiche.

Tra tutte, spicca l’assoluta impermeabilità che rappresenta il principale vantaggio di questo top che offre la possibilità di realizzare le vasche del lavello integrate, ovviamente con la stessa finitura.

Altre caratteristiche innovative di questo top sono rappresentate dalla resistenza agli oli e la resistenza a temperature fino a 180°.

Queste tre caratteristiche rendono il laminato stratificato HPL uno tra i top meno delicati e più funzionali nell’intero panorama dei piani di lavoro per la cucina.

Una composizione di grande impatto estetico, una soluzione che garantisce continuità, generando un effetto coerente e lineare.


4. FENIX.

 

Anche questo materiale nasce dal laminato postformato e adotta tutte le sue principali caratteristiche, alle quali vanno aggiunte le preziose nuove ricerche sulle nanotecnologie.

Materiale con un’elevata resistenza all’usura, il Fenix può contare anche su una capacità diauto-riparazione da micro graffi attraverso l’esposizione al calore (è sufficiente passare sulla zona un ferro da stiro su panno).

A questa importante caratteristica funzionale se ne somma una di grande impatto estetico: le resine che ricoprono il top donano una piacevole e particolare sensazione al tatto che lo rendono quasi morbido e anti impronta.

Queste peculiarità, insieme a una gamma cromatica completamente rinnovata, classificano il Fenix come uno dei top più affascinanti, ideali per esaltare l’estetica della vostra cucina moderna.


5. QUARZO.

 

Una valida alternativa per il top della vostra cucina è la soluzione in Quarzo.

In realtà si tratta di un agglomerato di Quarzo: un materiale composto per circa il 95% da quarzo e per il restante 5% da resine che ne aumentano la naturale impermeabilità.

Materiale assolutamente liscio e non poroso, caratteristica che lo rende inassorbente e quindi particolarmente igienico, il Quarzo si contraddistingue rispetto alle altre soluzioni per l’estrema durezza e resistenza all’abrasione.

Va comunque posta attenzione perchè questo top non è così resistente alle fonti di calore, che possono provocare macchie dovute al surriscaldamento delle resine o crepe per l’elevata differenza di temperatura.

E’ consigliabile evitare di appoggiare sul piano di lavoro padelle e pentole appena tolte dai fornelli o dal forno.

Un altro suggerimento utile è la scelta di preferire lavelli sotto-top che abbina un sicuro risultato estetico con un prezzo maggiormente abbordabile rispetto a soluzioni con lavello integrato.

La continua innovazione e l’interminabile ricerca ha recentemente dato alla luce nuoveinteressanti varianti nelle finiture dei top in Quarzo grazie all’introduzione di lavorazioni che riproducono gli effetti delle pietre naturali.


6. BETACRYL.

 

Questo materiale si contraddistingue per un elevato contenuto tecnologico.

La principale caratteristica di questo materiale è di essere sempre riparabile con interventi di termoformatura.

Una pratica che rende possibile eliminare eventuali graffi o rotture accidentali in modo pulito, senza lasciare alcun tipo di traccia.

Questa caratteristica è la stessa che consente ai top in Betacryl di essere lavorati molto facilmente e di essere giuntati per realizzare anche le vasche del lavello in continuità con il top.

La superficie di questo tipo di top gode dei significativi vantaggi di essere non assorbente, non porosa ed ecologica e quindi adatta al contatto diretto con gli alimenti.


7. DEKTON.

 

Chiudiamo la presentazione dei top con questo materiale che nasce da una sofisticata miscela delle migliori materie prime utilizzate nella produzione di vetro, materiali ceramici e quarzo di altissima qualità.

Il Dekton rappresenta i massimi livelli tecnologici raggiunti.�� Un’elevata resistenza ai raggi UV consente a questo tipo di top di non scolorire e di mantenere inalterate negli anni la sua intensità.

Altra caratteristica apprezzata è l’alta resistenza ai graffi e alle macchie, grazie alla ridottissima porosità e alla assenza di resine: peculiarità che lo qualificano come un top assolutamente resistente anche al calore, rendendo possibile il contatto anche con le pentole appena tolte dal fuoco vivo.

Una serie infinita di incredibili vantaggi tecnici che rendono questo top estremamente funzionale, versatile e adattabile a ogni circostanza, a cui vanno aggiunte una serie di caratteristiche estetiche di assoluto valore che donano eleganza e fascino.

Viene concessa la possibilità di gestire con un’unica lastra l’intero top o il piano di un’isola, creando un incredibile effetto di pulizia.

Come per il Quarzo, anche nel Dekton consigliamo soluzioni con lavelli sotto-top o filo/semifilo top in acciaio per esaltare pulizia e bellezza di questo piano di lavoro.

Ricerca continua in termini di colori e finiture che spaziano dalla semplicità dei colori solidi per arrivare all’estrema eleganza e raffinatezza delle finiture che replicano le venature del marmo o l’ossidazione del metallo.


Top cucina: l’importanza dell’estetica.

 

Il top cucina è un componente esposto “a vista”. La scelta del suo materiale non è solamente legata alla resa nel tempo, ma è necessario valutarne anche l’estetica.

La scelta del colore del top permette di definire l’identità e l’anima che vogliamo dare alla nostra cucina.

In base all’effetto che si vuole generare e ai propri gusti personali, esistono due grandi possibilità, entrambe affascinanti ed eleganti, ma che generano effetto opposto:

1. La prima scelta si basa su un approccio che prevede uniformità di tonalità tra il top e le basi della nostra nuova cucina, che genera coerenza e linearità, tipica delle cucine moderne.

Una scelta minimal in grado di dare risalto a oggetti di design e a particolari dettagli.

Una soluzione che potrebbe diventare ancora più suggestiva sfruttando il tono su tono o qualche effetto naturale reso possibile da alcuni materiali di nuova generazione.

2. La seconda opzione prevede invece un piano di lavoro maggiormente in evidenza, in contrasto con le basi e il resto della cucina.

Una soluzione pensata e studiata soprattutto per gli amanti delle cucine contemporanee e degli stili Urban e Industrial, una proposta che esalta e sottolinea il fascino e la struttura del top.

Un matrimonio perfetto

 

Una volta chiarite caratteristiche dei principali top disponibili sul mercato e definito il percorso ideale per una scelta consapevole ora sarai sicuramente pronto per scegliere al meglio il piano di lavoro della tua nuova cucina.

Avrai modo di esprimere tutto il tuo gusto abbinando il top ideale per le tue esigenze e modalità di utilizzo della cucina.












ABBATITORE DI TEMPERATURA nella tua cucina

Pubblicato il 21 gennaio 2019 alle 11.40

��Le nuove funzioni

 

Freddo veloce e cottura lenta. Gli abbattitori non sono più quegli aggeggi misteriosi in possesso esclusivamente degli chef, quei macchinari dal compito nebuloso (surgelare? Congelare? Abbattere cosa? I batteri?) guardati con sospetto dai comuni mortali. Quelli domestici di ultima generazione, studiati dalle aziende per essere dei veri e propri aiuto-cuochi, consentono di fatto di cucinare con il freddo. Già, detta così sembra una contraddizione. Ma in effetti basta giocare con le (tante) funzioni di questi apparecchi — non solo il raffreddamento rapido ma anche lo scongelamento controllato, la cottura a bassa temperatura, la lievitazione, il riscaldamento personalizzato — per preparare da mangiare in un modo nuovo, più «programmato», usando la temperatura come chiave di volta attorno alla quale costruire un menù che evita gli sprechi, di cibo e di tempo.

��Che cosa vuol dire «abbattere»

 

Come? In pratica, cucinando quando si può e poi conservando, meglio e più a lungo. «Abbattere» significa infatti portare la temperatura dell’alimento a 3 gradi in pochi minuti, bloccando la proliferazione dei batteri: dopo questo trattamento qualsiasi cibo dura tre volte più del normale, diciamo una settimana, in frigorifero senza il rischio di deperimento. O ancora: con l’abbattitore si può surgelare rapidamente, in modo che i cristalli di ghiaccio siano così piccoli da non danneggiare le fibre, e scongelare poi quando si vuole con il programma che lo fa in modo uniforme. E poi, sfruttando le «funzioni calde» dei modelli più evoluti, si possono cuocere carne, uova, pesce e verdure a bassa temperatura, si può lievitare l’impasto di pane e pizza a livelli di umidità e temperatura controllati, riscaldare un piatto tirato fuori dal freezer o dal frigo alla temperatura ideale di servizio, programmando l’apparecchio quando si esce al mattino e trovando il cibo fumante (o tiepido) al rientro.

��Il prezzo

 

Insomma, gli abbattitori moderni potrebbero essere i nuovi robot da cucina, assistenti multiuso che aiutano a organizzare la dispensa. Certo, al momento costano ancora molto (dai 1.600 euro in su) e sono dei prodotti di nicchia, ma il mercato cresce e sempre più aziende li producono sia nella versione da incasso che in quella, più maneggevole ed economica, da appoggio, che li fa assomigliare a dei microonde iper-accessoriati.

��Esempi in cucina

 

Qualche esempio? Basta scolare la pasta un minuto prima del tempo di cottura, abbatterla e metterla in frigo affinché duri una settimana. Poi è sufficiente ripassarla al volo in padella con il sugo, abbattuto anche quello, per ritrovarsela come appena fatta. In più c’è tutto il discorso della «sanificazione» del pesce crudo: per chi ama le tartare e i carpacci, l’abbattitore consente di acquistare il pesce fresco, trattarlo (surgelarlo rapidamente a meno 18 gradi, poi conservarlo in freezer per 24 ore, così da uccidere eventuali parassiti come l’anisakis, che causa intossicazioni alimentari) e gustarselo quando si vuole attraverso la funzione dello scongelamento. Infine con la cottura a bassa temperatura la conservazione delle proprietà nutritive dei cibi è garantita. Con questa funzione, poi, si può preparare anche lo yogurt casalingo, cuocendo il latte con i fermenti a 42 gradi per 6-8 ore, sciogliere il cioccolato per un dolce, tentare di cuocere le meringhe senza che si affloscino (a 75 gradi, per quattro ore). Con il comando «raffredda bevande», infine, si possono mettere in fresca vino e bibite all’ultimo momento (perdono un grado al minuto).



 



Piastrelle cucina, come scegliere i rivestimenti per la cucina

Pubblicato il 20 gennaio 2019 alle 04.45

. In cucina le pareti dietro lavello e fuochi devono essere protette. Al posto di schienali luzione pratica è quella di ricorrere a un rivestimento in piatrelle. Che dovrà essere in armonia per colore e stilecon il pavimento, con le altre pareti non rivestite e anche con i mobili. Come sempre vale la regola di optare per colori chiari se la cucina è piccola o buia e se i mobili sono scuri in modo da creare un gradevole contrasto e dare più luce all’ambiente. Vero anche il contrario: se i mobili sono bianchi o in essenze chiare, stanno molto bene anche rivestimenti grigi o marroni che fanno risaltare l’arredo. Meglio non mischiare troppi colori.

La parete soggetta al rivestimento in cucina è solitamente quella in cui si trovano il piano cottura, il lavello e il piano di lavoro – le altre pareti sono normalmente solo tinteggiate. Proprio per questo motivo è necessario fare i conti con sollecitazioni e imprevisti: macchie, sporco e grasso derivanti dalla cottura degli alimenti così come la caduta di utensili sonoall’ordine del giorno. Vista la destinazione d’uso il rivestimento da parete per la cucina deve essere facile da pulire e resistente a calore e macchie. Inoltre deve poter sopportare l’aggressione degli agenti chimici contenuti nei detergenti.

Sul mercato ci sono proposte davvero illimitate per tipologie, colori e decori

Per la cucina si possono usare piastrelle in monocottura, a pasta bianca o rossa, cioè prodotte cuocendo a temperature altissime, superiori ai 1000 °C, supporto e smalto contemporaneamente. I rivestimenti in bicottura, più delicati della monocottura, sono più consigliati per la parete. Questa tecnica di lavorazione prevede due cotture distinte: la prima per il supporto, la seconda per lo smalto, uno strato vetroso trasparente, che rende brillante la superficie – l’antica tradizione italiana della maiolica, per esempio, è realizzata con bicottura. Anche il gres porcellanato può essere utilizzato per rivestire le pareti in cucina. È un materiale molto resistente composto di una miscela di argille, quarzi e altri minerali e può avere la superficie smaltata o porcellanata: sono disponibili piastrelle con superficie levigata (lappata), con un effetto setoso e reso lucido dall’usura del tempo o con un’estetica che ricorda molto le pietre naturali.

Grazie alle moderne tecniche di stampa digitale è possibile riprodurre sulle piastrelle qualsiasi tipo di texture e finiture, cosicché non ci sono più limiti alla fantasia. Lo dimostra l’enorme varietà di decori e mosaici che consentono di personalizzare anche soltanto alcuni punti precisi della parete della cucina, come per esempio la fascia più bassa dietro il piano cottura e il piano di lavoro: con i decori, che sono realizzati con piastrelle smaltate, e i mosaici si possono creare cornici e composizioni anche molto complesse, ma di grande effetto. La tecnica del mosaico è oggi molto semplificata rispetto a quella del passato, poiché la posa avviene come se si trattasse di piastrelle: le tessere sono fornite su rete o fogli, in genere nel formato 30 x 30 cm, molto flessibili e che permettono di rivestire anche superfici curve o con spigoli. Ciò riduce sensibilmente i tempi di lavorazione e permette di ottenere una composizione regolare e perfettamente allineata, ciononostante la posa richiede molta precisione e per questo motivo è bene rivolgersi a personale specializzato. Per ottenere un effetto decorativo geometrico si possono anche usare fasce verticali di listelli bicolori, composte anche da pezzi diversi tra loro per dimensioni e finitura – una superficie uniforme, pur con pezzi differenti, si ottiene con piastrelle dello stesso spessore. Se la cucina è poco luminosa, meglio scegliere piastrelle a superficie lucida che riflettono la luce: in commercio si trovano modelli che riproducono la tradizionale tecnica diamantata.

I consigli

Al momento dell’acquisto conviene ordinare sempre almeno il 10% in più delle piastrelle necessarie (1-2 mq), soprattutto dei pezzi speciali, per avere una scorta in caso di eventuali riparazioni.

Al momento della scelta tenere presente che l’illuminazione artificiale modifica i colori delle piastrelle.

Per la pulizia basta di solito passare un panno morbido imbevuto d’acqua. Usare in ogni caso detergenti neutri o specifici per la ceramica, perché quelli aggressivi possono col tempo opacizzare la superficie delle piastrelle e addirittura sgretolare il materiale cementizio usato per le fughe.


 


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